Heimatland

Regione dell’Entlebuch

Porta della Biosfera UNESCO

L’Entlebuch – chiamata anche «il selvaggio west di Lucerna» – è una regione di circa 17'000 abitanti, che con il Napf, le catene prealpine e il Brienzer Rothorn, offre un’incomparabile varietà paesaggistica. Superato il comune bernese di Trubschachen si arriva nel Canton Lucerna, territorio a prevalenza cattolica caratterizzato da affascinanti chiese e disseminato di magazzini e fattorie che cambiano sorprendentemente aspetto al di là del confine cantonale. Fiancheggiando boschi color verde intenso e zone alluvionali che alternano flussi d’acqua di varia portata, la strada verso Lucerna tocca Escholzmatt, Schüpfheim e Hasle attraverso la straordinaria Biosfera UNESCO.

Energia eolica dell’Entlebuch

Windpower AG gestisce dal 2005 a Feldmoos/Rengg una turbina con una potenza di 0,9 MW. Nel 2011 si è aggiunta una seconda turbina eolica, alta 50 metri, che copre il fabbisogno di elettricità di quasi 300 famiglie (0,95 MW di potenza con un rotore di 54 m di diametro). La Città dell’energia e il Comune della biosfera Entlebuch hanno sostenuto fin dall’inizio la centrale d’energia eolica.

Vengono offerte anche visite guidate. Sono presenti, inoltre, alcune pedane a bilico su cui i visitatori possono salire e suonare una loro melodia sfruttando il peso del corpo. La visita guidata comprensiva del filmato sulla costruzione del parco eolico di Feldmoos dura circa un’ora e mezzo (gruppi da 10 a 60 persone, tariffe per visita guidata a partire da CHF 90.00).

Maggiori informazioni su windpower.ch

Campanacci

Il suono metallico dei campanacci è talmente assordante da far pensare che possa intimorire gli spiriti maligni e addirittura il gelido inverno, costringendoli alla fuga.

Il termine campanaccio indica la grossa campana del bestiame o delle mucche, realizzata in lamiera battuta o pressata. Durante il carnevale i concerti di campanacci servono a scacciare l’inverno con i suoi demoni. I campanari non devono avere un orecchio troppo sensibile: con il loro potente dondolio le batterie di campanacci fanno un baccano tale da assordare l’intero corteo di carnevale. L’ordine e il ritmo sono scanditi dal direttore tecnico che dirige le diverse campane in concerto.

Nella Svizzera centrale quest’usanza viene praticata in diverse regioni e solo nell’Entlebuch si contano 12 complessi. Ogni associazione dedita alla musica dei campanacci coltiva un proprio stile, ma tutti gli stili sono riconducibili ai campanacci della Svizzera centrale per via del suono e delle cinghie decorative. Per molti giovani campanari il fascino di questi gusci di lamiera risiede in una lunga tradizione di famiglia.Le associazioni suonano alla festa svizzera dei lottatori e degli alpigiani, alle manifestazioni di musica popolare, a eventi speciali come matrimoni, l’arrivo di Babbo Natale e altre ricorrenze invernali. Anche in occasione delle feste di ritorno dai pascoli, la gente scende in strada quando arriva il corteo dei campanacci.

Alla Festa federale dei suonatori di campane e campanacci, che si svolge ogni tre anni, gli spettatori possono assistere alle esibizioni di circa 200 gruppi di campanari. L’usanza gode dunque di solide radici e ampia diffusione in tutta la Svizzera innanzitutto grazie ai contadini e ai malgari, che coltivano l’arte delle campane e dei campanacci indossati dagli animali come parte della cultura nazionale.

Raccolta dei fiori di tiglio Con la collaborazione di aiutanti privati

Spesso gli agricoltori non hanno il tempo di raccogliere i fiori di tiglio per gli infusi. L’anno scorso per la prima volta la raccolta è stata fatta con l’ausilio di aiutanti privati.

Ormai da anni la cooperativa delle erbe dell’Entlebuch lancia appelli alla ricerca di fiori di tiglio. Il fabbisogno è cresciuto ancora da quando viene rifornita la Coop della regione Svizzera centrale-Zurigo. I prodotti devono provenire dalla regione della biosfera.

Il comitato di presidenza del Forum dell’agricoltura dell’Entlebuch è giunto alla soluzione di coinvolgere i privati, dato che il raccolto coincide con il periodo della fienagione. L’appello verso questa piacevole attività del tempo libero ha avuto successo. All’inizio di giugno serviranno quindi nuovamente aiutanti per la raccolta dei fiori di tiglio. Se desiderate dare una mano, contattate Toni Moser  (tel. 041 485 88 23, e-mail: anton.moser@edulu.ch) o Sandra Steffen (tel. 041 484 34 68, e-mail: s.steffen@biosphaere.ch) e verrete informati non appena sarà nota la data della raccolta.

Maggiori informazioni su entlebucher-kraeuter.ch

Arrampicatori nati nella regione del Napf Il camoscio alpino

In generale sappiamo che i camosci vivono tra i monti. Tuttavia, nella regione del Napf questi ungulati stanno molto bene anche sotto il limite degli alberi.

Si può rimanere stupiti scorgendo un branco di questi animali nei dintorni di Trub (790 m. s.l.m.), tuttavia gli abitanti del posto hanno ormai fatto l’abitudine ai camosci del Napf. Nel 1967 sul Geissgratfluh sono stati messi in libertà sette camosci al fine di contenere la popolazione di caprioli che arrecavano ingenti danni ai giovani abeti e ad altri alberi. In generale però anche i camosci dei boschi, ossia quelli che vivono ad altitudini inferiori, preferiscono i territori scoscesi. Grazie agli zoccoli bidattili con bordi esterni duri e polpastrelli morbidi, i camosci alpini sono degli arrampicatori nati.

Lo jodel, il canto della felicità

Lo jodel richiama elementi ancestrali che risalgono fino agli albori della musicalità del nostro popolo. La sua origine va ricercata nel richiamo dei pastori di monte in monte e nell’armonia di questa terra. Inoltre, lo jodel infonde buonumore; è un canto profondo che fa bene.

Un tempo lo jodel era usato come mezzo di comunicazione da alpe ad alpe, per lanciare messaggi semplici da una valle all’altra. La specialità di questo canto è il continuo passaggio dal registro di petto al registro di testa con poche semplici sillabe.

Lo jodel naturale e le canzoni di jodel

Lo jodel naturale è l’espressione di una melodia spontanea, che a seconda dell’umore può essere rapida e vivace o lenta e malinconica. Lo scrittore Heinrich Federer spiegava: «Lo jodel non usa parole perché queste sono troppo piccole e limitate per i suoi sentimenti». Le canzoni di jodel invece sono brani di testo cantati in jodel. Mentre in alcune regioni i cori di jodel sono ancora tipicamente maschili, altrove esistono anche cori in cui alcune donne si inseriscono tra gli uomini per assumere la parte dello jodel. Le canzoni di jodel sono eseguite però anche in versione solista, duetto, terzetto o quartetto. Spesso l’esecuzione è accompagnata dalla fisarmonica e via via anche da altri strumenti.

Lo jodel nell’Entlebuch

La tradizione avviata a cavallo del XX secolo dal coro di jodel alpigiano Zihlmann è ancora forte: l’Entlebuch conta oggi 19 cori, aderenti all’associazione Entlebucher Jodlervereinigung fondata nel 1972. Compositori come Ruedi Bieri, Josef Lustenberger, Ruedi Renggli e Franz Stadelmann hanno contribuito all’alto livello raggiunto da questi cori. Gli eventi di jodel dell’Entlebuch godono di ottima reputazione in tutta la Svizzera.

Pasta Fidirulla Pasta fatta in casa

«Fidirulla» è il nome del pastificio di Bruno Hafner nell’Entlebuch. Nel suo laboratorio questo creativo imprenditore produce con amore e cura pasta fatta in casa e altri prodotti regionali di ottima qualità. Nella produzione delle sue varietà di pasta si affida in tutto e per tutto al marchio di qualità «Echt Entlebuch». Incoraggia così gli agricoltori a coltivare ancora la spelta originaria e la segale, da trasformare in farina presso i molini locali. Bruno Hafner è una miniera inesauribile di idee e realizza pasta di ogni forma e colore, tra cui anche la fantasiosa «Zahn-Pasta» («denti-pasta»), una pasta di semola di grano duro a forma di dente. I prodotti Fidirulla sono disponibili in circa 200 negozi di specialità gastronomiche in tutta la Svizzera e online.

Maggiori informazioni su fidirulla.ch

Freestyle Show Sörenberg

Salti spettacolari e un po’ di nostalgia: il Freestyle Show di Sörenberg è diventato una festa popolare.

Quando nel 2011 i giovani di Sörenberg hanno organizzato per la prima volta il loro Freestyle Show, c’erano praticamente solo loro. Ma da allora ne è passata di acqua sotto i ponti e l’anno scorso lo spettacolo ha attirato circa 2000 spettatori. Oltre 25 virtuosi di diverse discipline sportive invernali quali sci, snowboard, snowbike e telemark, vengono invitati oggi a Sörenberg per dare spettacolo con i loro incredibili salti. Inoltre il Demo-Team della scuola di sci di Sörenberg intrattiene gli spettatori sulla pista illuminata con una coreografia di massimo livello, mentre gli atleti di Kandahar e le slitte a corno infondono dolci sentimenti nostalgici.

Con molto lavoro si preparano perfettamente i kicker e le rampe di atterraggio. Per diversi giorni si rendono disponibili un’ottantina di volontari, che con tanto impegno ed entusiasmo sono quelli che rendono possibile l’intero spettacolo. Camion, escavatori e veicoli da pista creano il manto nevoso necessario per l’allestimento della struttura di salto. Questa preparazione impeccabile attrae quindi rider da tutta la Svizzera per esibizioni sportive freestyle di massimo livello.

Potenti proiettori mettono lo show nella luce giusta e un impianto audio altrettanto potente offre l’intrattenimento musicale adeguato. Vari stand di ristorazione e uno speaker sul posto contribuiscono infine a creare una vivace atmosfera. Lo spazio leggermente in discesa destinato agli spettatori si presta perfettamente come tribuna e offre un’ottima visibilità sui salti spericolati degli atleti di freestyle.

Maggiori informazioni su: freestyleshow.ch

Gli sbandieratori e i loro 99 movimenti

L’arte svizzera degli sbandieratori risale al lontano XVII secolo. Ma solo dal 2009 le donne sono ammesse alle competizioni. Ciò che gli spettatori, durante le feste popolari svizzere, percepiscono spesso come movimenti semplici e spontanei è in realtà il risultato di una sapiente coreografia che richiede grande maestria ed esercizio con le bandiere. Gli sbandieratori devono avere forza, talento e tenacia. Esistono infatti 99 diversi movimenti regolamentati o lanci, con nomi come «Seitenstecher» (lancio laterale), «Rückenstich» (lancio posteriore), «Schlängger» (movimento piatto da dietro in avanti) o «Griggelenschwung» (lancio di media altezza).

Alle parate degli sbandieratori svizzeri sono ammesse esclusivamente le bandiere svizzere e cantonali con araldica ufficiale. Le bandiere devono essere in pura seta, quadrate con lato di 120 cm. Nelle esibizioni ufficiali è molto importante anche indossare il corretto costume tradizionale. Alle competizioni è possibile esibirsi in singolo o in coppia con un partner. Poiché le donne in abito tradizionale indossano la gonna lunga e non possono effettuare lanci tra le gambe, fino a pochissimi anni fa la disciplina degli sbandieratori sopravviveva ancora come una delle ultime roccaforti maschili, ma dal 2009 anche le donne possono presentarsi in pantaloni e partecipare alle competizioni.

I partecipanti compongono autonomamente il loro programma di tre minuti. I movimenti si raggruppano in ben sette categorie diverse che, a loro volta, si compongono di molti lanci singoli. Un’ulteriore difficoltà è costituita da un cerchio in stoffa di 60 cm di diametro da cui gli sbandieratori non possono uscire. Equilibrio, agilità, postura corretta e movimenti controllati sono il segreto di un’esibizione ben riuscita. Penalità sono inflitte in caso di strisciate al suolo, imprevisti cambi di mano o fuoriuscita dal cerchio.

Per concludere, l’Accademia biosfera UNESCO Entlebuch offre corsi per sbandieratori e contribuisce così alla sopravvivenza di questa antica tradizione svizzera.

La prima discesa dal Brienzer Rothorn

Il 9 marzo 1924 il medico Emil Liechti di Langnau è il primo a salire in cima al Brienzer Rothorn e a scendere con gli sci. Una storia divertente dagli occhi degli osservatori...

Un bel giorno Emil Liechti si reca alla locanda di Sörenberg e racconta del suo progetto. Un abitante del luogo dice che è pura follia: d’inverno, con tutta quella neve, nessuno è mai salito sul Rothorn; è impossibile arrivare in cima, figuriamoci poi scendere! Emil Liechti spiega che intende salire dalla parte del Nesselwäng e scendere con gli sci sullo stesso versante. Ritiene che ci vogliano due ore e mezzo, forse tre, per la salita e solo una mezz’oretta per la discesa.

Gli uomini sentono che è loro dovere cristiano metter su una squadra di soccorso e salvataggio. Si recano fino al luogo in cui possono vedere il punto di salita e discesa. Da qui osservano Emil Liechti raggiungere la cima del Rothorn. Poco dopo lo vedono scendere agilmente con un sinuoso telemark.

Il futuro dell’Entlebuch Riserva della biosfera UNESCO

La riserva della biosfera UNESCO è la garanzia che la bellezza della valle si è mantenuta inalterata per millenni.

Le riserve della biosfera si prefiggono di proteggere la biodiversità, perseguendo uno sviluppo sociale ed economico sostenibile nel rispetto dei valori culturali. L’obiettivo primario è l’uso razionale ed equilibrato delle risorse della biosfera e il miglioramento del rapporto globale tra l’uomo e l’ambiente.

Dal 2001 l’Entlebuch è la prima riserva della biosfera UNESCO in Svizzera. Le sue caratteristiche principali sono le numerose paludi e torbiere, ma anche il paesaggio carsico della Schrattenfluh.  La regione dell’Entlebuch basa il proprio sviluppo sostenibile su un approccio complessivo razionale, economico ed ecologico.

La leggenda della Schratten

Un tempo il deserto arido e roccioso presente sul lato meridionale della Schrattenfluh era l’alpeggio più bello e fertile di tutto l’Entlebuch. Un giorno questo venne ereditato dai fratelli Hannes e Jost. Ogni anno l’avido Hannes rubava al fratello cieco un pezzetto della sua eredità. Rösi, la bellissima figlia di Hannes, aveva ereditato il carattere cattivo del padre e aveva mandato in rovina i suoi corteggiatori con richieste impossibili. Nel tempo padre e figlia suscitarono indignazione e rancore tra il popolo.

Un giorno un fedele garzone si stancò e raccontò tutta la verità al cieco Jost. «Che il diavolo trasformi l’alpeggio in deserto se soltanto una di queste zolle di terra è stata ottenuta in modo illegittimo!», tuonò Hannes interrogato dal fratello. Al risuonar di queste parole, tuoni e fulmini scesero sul pascolo e si formò una nube funesta. Con i suoi enormi artigli, il diavolo strappò i prati fioriti dalle rocce, prese Hannes e Rösi e li gettò nella grotta sotto la vetta del Schibengütsch. Da quel giorno il lato meridionale della Schrattenfluh è un arido deserto roccioso. Ancora oggi si vedono i segni lasciati dal principe degli inferi con i suoi artigli. Hannes e Rösi sono ancora imprigionati nella grotta. Secondo la leggenda, si possono vedere all’ingresso della tomba durante la settimana santa.

L’Änziloch Il canyon di Romoos

L’Änziloch non è una semplice fossa nelle viscere della terra. È la più bella gola nel suo genere di tutto l’Altopiano svizzero.

I più coraggiosi si avventurano fino all’orlo del precipizio per ammirare la conca valliva frutto dell’erosione del ghiacciaio. Nell’era glaciale il firn congelava d’inverno, fissandosi alla roccia. Quando d’estate il ghiacciaio scivolava più a valle, questa neve si spaccava trascinando con sé la roccia e rendendo la gola sempre più grande anno dopo anno. Guardando i precipizi della parete rocciosa di Stächelegg, nota con il nome di Änziloch, si comprende bene come mai questo misterioso luogo isolato e solitario ha dato origine a numerose leggende. Si narra che qui siano confinate le anime degli oppressori e degli sfruttatori. Si racconta che qui ogni tanto la ragazza dell’Änziloch si pettini i lunghi capelli biondissimi. E qui avrebbero origine gli inquietanti temporali del Napf. In effetti questo posto, con la sua geologia, la sua storia e la sua natura, è straordinariamente spettacolare.

Torbiere Un universo più unico che raro

Le torbiere alte, basse e di transizione appartengono ai biotopi più rari e preziosi della Svizzera. Qui trovano rifugio numerose specie, come ad esempio le piante carnivore e le lucertole vivipare. Eppure questi paesaggi hanno perso il 90 % della loro superficie dalla fine del XIX secolo. Un quarto di tutte le specie animali minacciate può sopravvivere soltanto in torbiere incontaminate, e oggi molte di queste si trovano nell’Entlebuch.

Con quattro paesaggi paludosi di importanza nazionale che vi rientrano integralmente o in parte, la Biosfera UNESCO di Entlebuch copre circa un quarto dell’intera superficie regionale e rappresenta circa un decimo di tutte le paludi della Svizzera.

Suggerimento: visitate il più grande parco divertimenti palustre delle Alpi.

Il bovaro dell’Entlebuch A rischio di estinzione da un secolo

Il bovaro dell’Entlebuch, il più piccolo tra i quattro bovari svizzeri, proviene dall’omonima regione e dalla vicina Emmental. Con il nome «Entlibucherhund», la prima descrizione di questo cane risale al 1889. Intorno al 1910 il professor Albert Heim presentò questa razza a rischio di estinzione all’esposizione canina di Langenthal e grazie alle opinioni favorevoli della giuria, venne iscritta nel Libro delle Origini Svizzero (L.O.S.).

Nel 1926 venne fondato il Club Svizzero del Bovaro dell’Entlebuch e da allora questa razza continua ad essere allevata. Oggi questo affascinante cane dai tre colori gode di una crescente popolarità come cane sia da guardia che da compagnia. Agile, fedele e vivace, ha bisogno di continui stimoli e di avere un ruolo nel proprio ambiente.

Le carbonaie Una tradizione dalle radici antiche

Il termine «carbonaia» indica una tecnica di lavorazione antica che consente di ottenere carbone a partire da legna ardente. Nel Comune di Romoos le carbonaie rappresentano una tradizione profondamente radicata da secoli. Qui gli ultimi carbonai della Svizzera tengono in vita questa antica usanza come attività accessoria. La parte più impegnativa del lavoro consiste nella preparazione e nella realizzazione della carbonaia a cielo aperto, una grande catasta composta da residui di legname, che viene lasciata ardere per circa due settimane sotto la costante supervisione del carbonaio. Terminata questa fase, si procede alla complessa estrazione del carbone. Con questo metodo i carbonai di Romoos producono circa 100 tonnellate di carbone all’anno. Fino agli anni Ottanta il principale acquirente era rappresentato dall’industria siderurgica, mentre oggi i carbonai sono specializzati nella produzione di carbonella per barbecue, venduta in esclusiva nei negozi «Otto’s».

Suggerimento: visitate le carbonaie sul posto. Maggiori informazioni disponibili presso l’ufficio turistico di Romoos

Paleontologia Alla scoperta di fossili antichi

Tracce di vita del passato: nella Biosfera UNESCO dell’Entlebuch, nei pressi della parete rocciosa Schrattenfluh, i paleontologi hanno rinvenuto fossili di 49 specie animali diverse. Tra le scoperte di mammiferi più spettacolari vi sono resti di orsi e di alci. Pur nutrendosi di foglie, le ossa degli alci sono state ritrovate su alture prive di vegetazione: questo fa pensare che 4000 anni fa le temperature in questa regione fossero molto più elevate.

Transumanza dell’Entlebuch Una grande festa di strada

Ogni anno, a fine settembre, ha luogo la transumanza dell’Entlebuch: accompagnate dagli alpigiani in abiti tradizionali, oltre 200 mucche adornate con fiori tornano a Schüpfheim dagli alpeggi estivi. La sapiente fusione di economia alpestre tradizionale ed evento pubblico moderno rappresenta una splendida istantanea sugli usi e sui costumi locali.

Basti pensare che, negli ultimi due anni, questa manifestazione di strada ha richiamato a Schüpfheim oltre 10 000 visitatori. Le «Sennenchilbi» (sagre degli alpigiani) traggono origine dalle feste spontanee che venivano organizzate in autunno, quando i pastori e i casari tornavano a valle e portavano con sé burro e formaggio.

Dialetto dell’Entlebuch

«Glungge, frääge, göi» – l’inconfondibile dialetto dell’Entlebuch

Gli abitanti dell’Entlebuch parlano bernese per alcuni e lucernese per altri. Qual è dunque la specificità dell’«Äntlibuechere»? Una ricerca sui dialetti condotta dall’Entlebucher Anzeiger ha fornito qualche dato interessante. Circa cent’anni fa il germanista e specialista della letteratura svizzera Karl Schmid analizzò il dialetto dell’Entlebuch e constatò che gli abitanti di questa regione tendevano a non aprire molto la bocca quando parlavano e ad avere una maggiore mobilità delle labbra. Altra caratteristica: la velocità di parola estremamente sostenuta, che Schmid ricollegò al temperamento di questo popolo.

Tra Berna e Lucerna

Le frontiere dialettali non corrispondono a quelle geografiche o politiche. La linea di confine tra «ja» e «jo» si estende da est a ovest a livello del Napf. D’altra parte, anche nello stesso Entlebuch le persone si esprimono diversamente. Ad esempio, per dire che il vento «soffia», si dice «geit» fino a Wolhusen, dopo si dice «goot».

Una regione, diverse espressioni

Tipica del dialetto dell’Entlebuch par esser anche la pronuncia di «sie gehen» (essi vanno), ovvero «si gai». Questa forma locale si è mescolata con «si göi». Da non dimenticare anche le parole che mettono d’accordo tutta la regione, come ad esempio la pozzanghera, che si chiama «Glungge» e non «Glumpe» come nel resto del Canton Lucerna.

Dal vecchio «Löffili» al nuovo «Löffeli»

Un’altra caratteristica tipica del dialetto dell’Entlebuch è il diminutivo «-ili», che si spartisce la scena con «-eli». Come qualsiasi altra lingua, il dialetto dell’Entlebuch è in costante evoluzione pur continuando a distinguersi tra mille altri. L’«Äntlibuechere» non comprende soltanto parole isolate, ma anche espressioni, cadenze e l’eloquio tipico di questa regione.

Fonte: Entlebucher Anzeiger, agosto 2011

Svernare come gli scoiattoli

Gli scoiattoli non vanno propriamente in letargo, ma durante la stagione più fredda cadono spesso in un sonno prolungato all’interno del nido per risparmiare energie. Già durante l’estate si nutrono allo scopo di creare uno strato di grasso in vista dell’autunno. In questo modo durante l’inverno possono trascorrere intere giornate senza cibo.

Gli scoiattoli costruiscono il loro nido con pareti così spesse da non consentire infiltrazioni d’acqua e da godere della massima protezione. In caso di freddo e pioggia non escono dal nido e possono sopravvivere a lungo risparmiando energia grazie alle loro riserve di grasso. In autunno fanno scorta di semi, noci e frutta. Tuttavia, spesso si dimenticano dove hanno nascosto le loro provviste, contribuendo così alla diffusione dei semi nella natura.

Carnevale «Karnöffelzunft»

L’associazione amici del carnevale di Willisau «Karnöffelzunft» è stata fondata nel 1891 allo scopo di conservare e trasmettere le antiche usanze popolari. Da molti anni il suo contributo a questa manifestazione, ancora oggi particolarmente sentita dalla popolazione, è decisivo. La «quinta stagione dell’anno», ovvero il carnevale, è solita iniziare con un’imponente sfilata dell’associazione e della banda di Willisau, che propone brani della tradizionale «Guggenmusik».

Origine medievale

Willisau vanta una tradizione carnevalesca di oltre 500 anni. Già nel XV secolo, gli abitanti di Willisau erano soliti nominare un «Lustigmacher» (giullare) che intrattenesse il popolo durante le festività.

Cosa significa «Karnöffel»?

Tra gli altri significati, il termine «Karnöffel» indica un rude mercenario o un attaccabrighe. Il «Karnöffelspiel» si chiamava così perché, inizialmente, era il tipico gioco dei lanzichenecchi. Tuttavia, non si può escludere una derivazione latina da «carnifax» (carnefice), considerata una parola ingiuriosa nel tardo latino.

«Karnöffelspiel»

Nel XV e XVI secolo il «Karnöffelspiel» era uno dei giochi di carte più diffusi in Germania e nei Paesi confinanti. Diffusosi soprattutto grazie ai mercenari e ai lanzichenecchi, la carta più forte è la «Landsknecht-Karnöffel». Negli ultimi tempi questo gioco è tornato di moda.

«Karnöffelzunft»

Il motivo per cui l’associazione abbia scelto questo nome non è noto. Tuttavia, è chiaro che i fondatori ripresero il termine «Karnöffel» come riferimento all’antico patrimonio popolare. Di conseguenza, anche i costumi sono realizzati sul modello delle antiche carte da gioco originali di Willisau ancora esistenti e ogni socio ne «indossa» una. Naturalmente l’associazione gioca regolarmente a «Karnöffel» ancora oggi. Negli ultimi anni i soci hanno riportato in vita le antiche regole del gioco.

Maggiori informazioni sul sito karnoeffelzunft.ch

Straordinaria

«Heimatland!» …

… questo è l’autentico Entlebuch!

Regionalità, specialità e qualità vengono considerate come una vera e propria opportunità in opposizione alla produzione di massa. Le sinergie tra agricoltura, turismo, artigianato e formazione aprono orizzonti inesplorati per il futuro che superano i confini di un singolo settore. Così, in questo territorio, il marchio «Echt Entlebuch – Das Beste der Region» (Entlebuch autentico – il meglio della regione) contraddistingue prodotti locali ottenuti secondo rigorose direttive. Il marchio d’origine «Echt Entlebuch» (Entlebuch autentico) offre ai consumatori la garanzia di un prodotto regionale di qualità superiore. L’assortimento va dalle specialità culinarie agli oggetti artistici fino agli arredi in legno locale (echtentlebuch.ch).

... un quarto dell’Entlebuch è rappresentato da paludi

Quattro paesaggi paludosi di importanza nazionale si trovano interamente o parzialmente nella Biosfera UNESCO dell’Entlebuch: si tratta di Habkern/Sörenberg, Hilferenpass, Glaubenberg e Klein Entlen. Queste aree coprono circa un quarto dell’intera superficie regionale e rappresentano circa un decimo di tutte le paludi in Svizzera. Qui si trovano numerosi biotopi paludosi di rilevanza sia regionale che nazionale.

Leggende Racconti dell’Entlebuch

Una favola di Natale per sorridere... e riflettere

Gli animali continuavano a discutere su quale fosse la cosa più importante del Natale. «È chiaro», disse la volpe, «è l’oca arrosto. Cosa sarebbe il Natale senza oca arrosto?». L’orso polare rispose: «È la neve, tanta neve! Il Natale dev’essere bianco!». Ma il capriolo replicò: «È l’albero di Natale! Senza albero non sarebbe Natale!». A questo punto la gazza ladra gracchiò: «Sì, e tanti gioielli: anelli, bracciali, collane, meglio se con diamanti. Questo è il Natale!». «E lo Stollen? E i biscotti?», chiese l’orso borbottando, «sono queste le cose più importanti del Natale, insieme a tutte le altre prelibatezze fatte con il miele». «Ma in tutto questo dov’è la famiglia?», starnazzò l’anatra. «Per me Natale significa essere circondati dai propri cari!». «No», la interruppe il tasso. «La cosa più importante è quella che faccio io: dormire, dormire e dormire! Questa è l’unica cosa che conta, dormire!». Improvvisamente il bue muggì: «Ahi!». L’asinello gli aveva appena sferrato un calcio. Poi gli disse: «Anche tu, bue, non pensi a Gesù Bambino come tutti gli altri?». Con vergogna il bue chinò la testa e disse: «Il Bambino, la cosa più importante del Natale è certamente il Bambino!». E dopo una breve pausa il bue chiese all’asinello: «Secondo te, anche gli uomini la pensano così?». (Fonte: Tages-Anzeiger)

La leggenda della radice della forza

Un alpigiano «dell’Entlibuch» aveva una malga e un garzone che pascolava le sue capre. Quando passò di lì un viandante, il casaro decise di offrigli ospitalità per qualche giorno. Poiché il pastore non accettò denaro per l’accoglienza, il viandante volle fare un regalo al suo garzone. Così parlò al ragazzo: «Puoi scegliere di saper suonare come nessun altro musicista del paese, giocare così da vincere qualsiasi partita o ricevere molta forza. Scegli!». Il ragazzo scelse la forza. Il viandante gli porse una radice e gli disse: «Mangia questa radice per tre volte prima del sorgere del sole e avrai sufficiente forza per l’intera giornata».

Il ragazzo provò e riuscì a sollevare la soglia della capanna senza alcuno sforzo. Poi provò con la lotta svizzera. Riuscì a battere tutti i lottatori dell’intero Entlebuch e sconfisse i più forti avversari dell’Oberland bernese. Da allora il giovane venne considerato il più forte del paese. Un giorno aiutò suo padre a spostare alcuni tronchi pesanti come neppure due cavalli insieme avrebbero potuto fare. Il padre non riuscì a capire il perché di tutti questi prodigi. Così, temendo un sortilegio, portò il figlio dal prete. Una volta svelato il segreto, il prete disse al ragazzo di restituire la radice della forza o di gettarla via, perché, in quelle condizioni, non avrebbe potuto confessarsi. Ma una volta giunto a casa, il giovane la nascose. Quando qualche tempo dopo tornò a cercarla, la radice era sparita...

La leggenda della Schratten

Un tempo il deserto arido e roccioso presente sul lato meridionale della Schrattenfluh era l’alpeggio più bello e fertile di tutto l’Entlebuch. Un giorno questo venne ereditato dai fratelli Hannes e Jost. Ogni anno l’avido Hannes rubava al fratello cieco un pezzetto della sua eredità. Rösi, la bellissima figlia di Hannes, aveva ereditato il carattere cattivo del padre e aveva mandato in rovina i suoi corteggiatori con richieste impossibili. Nel tempo padre e figlia suscitarono indignazione e rancore tra il popolo.

Un giorno un fedele garzone si stancò e raccontò tutta la verità al cieco Jost. «Che il diavolo trasformi l’alpeggio in deserto se soltanto una di queste zolle di terra è stata ottenuta in modo illegittimo!», tuonò Hannes interrogato dal fratello. Al risuonar di queste parole, tuoni e fulmini scesero sul pascolo e si formò una nube funesta. Con i suoi enormi artigli, il diavolo strappò i prati fioriti dalle rocce, prese Hannes e Rösi e li gettò nella grotta sotto la vetta del Schibengütsch. Da quel giorno il lato meridionale della Schrattenfluh è un arido deserto roccioso. Ancora oggi si vedono i segni lasciati dal principe degli inferi con i suoi artigli. Hannes e Rösi sono ancora imprigionati nella grotta. Secondo la leggenda, si possono vedere all’ingresso della tomba durante la settimana santa.

La leggenda dell’Änziloch

Quando arriva il brutto tempo e minaccia pioggia, dalla gola Änziloch si sente rimbombare e tuonare come se qualcuno stesse sparando dei colpi di cannone. Questo rumore, che risuona per ore intorno al Napf, non è dovuto al maltempo ma agli spiriti che errano nella gola. Le anime sono quelle dei signori della valle che, in vita, abusarono del loro potere e della loro ricchezza opprimendo i poveri e gli indifesi.

All’inizio del XVIII secolo, durante la guerra tra cattolici e protestanti, molte persone furono esiliate nella regione dell’Änziloch. Dopo la sconfitta dei lucernesi contro i bernesi, gli ufficiali e gli aristocratici di Lucerna furono ritenuti responsabili della disfatta. Così, nessuno di essi morì di morte naturale e le loro anime continuarono ad errare senza pace.

Un uomo pio rinchiuse queste anime in una cassa e la portò sull’altura vicina al villaggio. Da lì gettò la cassa nella gola Änziloch, dove si frantumò in mille pezzi confinandovi per sempre gli spiriti. Come punizione per le loro azioni, ancora oggi i signori della valle devono lanciare enormi pietre fino alla parete rocciosa di Stächelegg. Ma non riuscendo a scagliarle così lontano, queste scendono nuovamente nella gola con tonfi spaventosi e la punizione ricomincia da capo. Gli spiriti possono fermarsi soltanto quando nell’Änziloch arriva il temporale.

Fonte: Sagenhaftes Emmental (leggende dell’Emmental), Fritz von Gunten, fritzvongunten.ch

La distruzione della Schrattenfluh

Un tempo il lato meridionale della Schrattenfluh era ricoperto da boschi ombrosi e prati fioriti. I pascoli, che si estendevano lontano, appartenevano a due fratelli. Uno dei due era cieco e dovette affidarsi completamente al fratello per la divisione degli alpeggi. Il fratello sano, però, approfittò della situazione e tracciò i confini a proprio vantaggio, tenendo per sé i terreni più fertili e lasciando al fratello cieco quelli più aridi. Quest’ultimo, ignaro di quel che stava accadendo, continuò a vivere felice fin quando un garzone gli raccontò la verità. Colto da una profonda rabbia, questo maledisse l’impostore e chiese al diavolo di trasformare gli alpeggi in deserto. Appena pronunciata la maledizione, la montagna tremò, il demonio arrivò e con i suoi enormi artigli strappò via i prati fioriti dalle rocce prima di prendere con sé il disonesto e di gettarlo in una gola profonda non lontana dalla vetta del Schibengütsch. Oggi, quando qualcuno passa da lì, l’anima in pena getta con disprezzo una pietra nel burrone. Gli artigli del diavolo sono ancora ben visibili sulle rocce.

Fonte: Sagenhaftes Emmental (leggende dell’Emmental), Fritz von Gunten, fritzvongunten.ch

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